Dieci racconti per celebrare in modo ironico vent’anni di scrittura. Dieci storie e una sola ossessione. Un mondo primitivo e arcaico: un paese d’Appennino appeso ai monti, al vento e alle gole scoscese del fiume Ozola. I suoi abitanti con i loro soprannomi, con le loro bestemmie e le loro visioni. Questi sono i luoghi e lo scenario dove accadono eventi strani e miracolosi, tra horror e fantascienza, coi dischi volanti che si abbattono sulla terra e gli alieni che vengono sconfitti da una banda improvvisata di boscaioli. Uno stile personalissimo e asciutto, con le sonorità della parlata dialettale che s’intrecciano ai ritmi e ai toni della scrittura di genere, in un filo conduttore che tiene insieme un quotidiano fatto di abbandono e lavori precari o improbabili, chiacchiere da osteria e scorribande nell’onirico. In mezzo a questo guazzabuglio ci sono continui indizi di un’apocalissi imminente, ma anche l’idea di un futuro lontano e impossibile, che ha il volto di un nuovo medioevo.

Silvano Scaruffi, Gli alieni non hanno le antenne

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