Silvano Scaruffi,

L'incantatrice di vermi

Edizioni Abao Aqu

Collana Le Tasche

Pagg. 192

Con illustrazioni dell’autore

Euro 12,00

ISBN 9788899044350

Il libro

Elenco delle cose
 che trovate in questo libro


Un uomo stramazzato, sotto una volta.
 Il Sole. Una pila di lettere ordinate ma
 non spedite. Un bambino con uno stecco
 in bocca che vi offre delle sigarette.
 Dei carabinieri. I moti del cosmo e gli Antazzardar. Un giorno intero notte compresa e mattino successivo anche. L’Inghilterra e David Bowie. Una che torna d’estate e sale per una scala. Il corvo di Sedla. Qualcuno che cerca di smettere di guzzare e qualcun altro che non smette di bere. L’Islanda. La lunga notte di Lutvak. Della gente con dei caschi in testa. La fumana che scende tra le faggete. Gli olandesi. Uno che combina dei malestri 
con le motoseghe. Uno che rimette a posto gli spalaneve. Una banda di banditi che parlano come gli antichi e conoscono bene la differenza tra un assassino e un fuggiasco. Il Mago Baruk. Dei mandarini. Neanche un verme. E molte altre cose che da un certo punto di vista potrebbero essere personaggi e da un altro paesaggio o meglio territorio: si muovono e camminano e vanno avanti
 e indietro come le piante nelle foreste e
 le pietre tra le montagne. Perché davvero foreste e montagne si muovono. Siamo
 solo noi, uomini di poca fede, che non ce 
ne accorgiamo. Dovrebbero cambiarci gli occhi, o forse solo lo sguardo. Dovremmo lasciarci incantare. Ancora una volta. Come una volta. 

 

L’autore

Silvano Scaruffi 

Vive sempre a Ligonchio, Comune di Ventasso, Provincia di Reggio Emilia, Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano, Riserva Uomo e Biosfera UNESCO. E continua a scrivere, anche se di recente è scappato a Saint Louis e New York a leggere delle storie in dialetto. 

Giuseppe De Santis

Emanuele Ferrari

Nei paesi dell’allegria

Edizioni Abao Aqu

Collana I semi

Pag. 160

Euro 12,00

ISBN 978-88-99044-24-4

Serena Corsi

Lasciar suonare una farfalla

Storie di Andrea Papini, pianista

Edizioni Abao Aqu

I Quaderni

Pag. 166

Euro 10

ISBN 978-88-99044-34-3

Gabriele Agostinelli

Se Fossi qui

Edizioni Abao Aqu

Collana Le Tasche

Pag. 128

Euro 12,00

ISBN9788890836176

Silvano Scaruffi,

Le pecore si contano a maggio

Edizioni Abao Aqu

Collana Le Tasche

Pagg. 303

Con illustrazioni dell’autore

Euro 12,00

ISBN 9788899044213

Giuseppe De Santis, 

La promessa di Bala

ISBN 978-88-99044-10-7

Collana: Semi

Pagine 192

Formato

14 × 21 cm

Euro 15,00

Valentina Sassi

Pensieri (in) contro (al) tempo

Collana: POesia

Pagine: 48

Formato: 12x18

ISBN: 978-88-99044-16-9

Prezzo: 12€

Vittorio Ferorelli

Ritorno in Montenegro

Collana: Le Tasche

Pagine: 240

Formato: 12x17

ISBN: 978-88-99044-17-6

Prezzo: 12€

Il libro

I paesi dell’allegria sono quei luoghi dove la vita si rivela nei modi più originali. I personaggi sono quelli comuni, di tutti i giorni, quelli che passano inosservati, ma senza i quali la vita sarebbe più grigia, monotona, priva di colori. Anche le storie sono semplici, comuni e passano inosservate, ma rivelano l’intima necessità di vivere, la sostanza del mondo. Ironiche e suggestive, malinconiche e tragiche, bisbigliano tutte il loro sorriso senza far clamore come dei papaveri dimessi in mezzo a un campo o un sole cupo che traccia di giallo una scia in una distesa infinita. Si raccontano da sé, lasciando intatti i rumori e il silenzio. Cambia solo il vento. 

 

Gli autori

Giuseppe De Santis è nato a Portocannone (CB), una comunità arbëreshe del Molise. Oggi vive a Bosco Mesola (FE) ed è docente di Materie Letterarie nel Polo Tecnico di Adria (RO). Nel tempo libero, insieme alla sua band si diverte a suonare, cantare e recitare, in spettacoli di alto profilo e d’impegno civile. Ha esordito con “Il segreto”, Bastogi, 1999. Di qualche anno fa è il suo secondo romanzo, “Il cacciatore di talpe”, Abao Aqu, 2007, che ha trovato un buon riscontro di lettori e critica. Ha infine pubblicato, “Il fiore di Brueghel”, Abao Aqu, 2011; il raccontino “Il piantatore di melograni”, Abao Aqu, 2014.; “La promessa di Bala", Abao Aqu, 2016. 

Emanuele Ferrari insegna Lettere in una scuola media sotto il Monte Cusna, Appennino Reggiano. Ha pubblicato diversi racconti su riviste, cataloghi d’arte, antologie. Scrive testi per il teatro e collabora con compositori in racconti musicali. Per Abao Aqu ha pubblicato nel 2008 “Un posto dove guardare”, narrazione teatrale ispirata ai temi della Resistenza. Sempre per Abao Aqu ha ideato e dirige le due collane “Le Tasche “ e “I burattini”. 

Il libro

Questa non è la storia di Andrea Papini, pianista jazz e cieco. Questa è la storia di Andrea, ma è anche un’avventura swing: il racconto di un uomo cieco e l’ascolto di una donna che per vedere usa gli occhi del corpo. Un distillato di confidenze musicali, ma anche un caleidoscopio di pomeriggi, attraverso tutte le stagioni, lungo nove mesi, tra le piazze e i caffè di quella città squadrata e operaia, popolare e sospesa che si chiama Reggio Emilia. Emergono in questo canto per due e più voci, personaggi di tutto riguardo: da Thelonius Monk a Lucio Dalla, dalla nonna Enrica a Pirandello, dalla signorina Maria Campagna a Eduardo Galeano, dalla piccola N al grande Sam. E tantissimi altri, e persino qualcuno di noi.

 

Gli autori

Serena Corsi vive a Reggio Emilia con la piccola N, in una casa senza tende. Ama ascoltare storie e prendere nota degli avvenimenti cosiddetti sincronici, conosciuti anche come coincidenze. Dopo aver ideato la collana Il Calderoneha deciso, sotto le richieste pressanti del suo editore, di pubblicare qui, in questo modo, il suo primo libro tutto intero.

Andrea Papini fa il pianista jazz e ha avuto molti maestri, di cui ben tre di nome Marcello. Da 25 anni è allievo e collaboratore di Barry Harris, storico esponente del bepop. Ama ascoltare il silenzio che c’è quando nevica.

Se fossi qui è un album di racconti, da sfogliare e leggere come un album di canzoni, magari incise su di un vecchio vinile, uno di quelli giusti che si tirano fuori dal cassetto nei giorni di pioggia, quando c’è bisogno di far luce, e con la musica illuminare un mondo che pare fatto soltanto di ombre.

Le storie di questo album parlano d’incontri, di bambini che non parlano e disegnano sempre le stesse cose, certe cose.

Di figli che guardano e scrutano i genitori, con troppe domande senza risposta.

Di padri che urlano e madri che restano in silenzio, con i cocci di un vaso nelle mani.

Ci sono anche nonni che insegnano ai nipoti come tutto può avere un senso, anche il silenzio. Un certo silenzio.

Ci sono infine giovani in cerca dell’anima gemella, che si perdono e si trovano dentro un sorriso, anche se dura un istante.

C’è soprattutto, nella scrittura di questo giovane di non ancora vent’anni, una musica che ci accompagna pagina dopo pagina, ritratto dopo ritratto. Musica che diventa urlo, ma può anche essere dolce come certe ballate, come un chiaro di luna, o sfrenata come quando non si vuole pensare più. Certi pensieri.

La musica della giovinezza forse, e anche un po’, forse, la sua impossibile nostalgia.

 

L'autore

Gabriele Agostinelli è nato a Castelnovo Monti il 12 agosto di quasi vent’anni fa.

Vive in un piccolo paese dell’Appennino Reggiano.

Scrive da quando era alto così.

Ha vinto un pugno di premi per giovani autori con un paio di racconti inediti.

Ha scritto anche un romanzo che tiene nel cassetto, ma tra poco tirerà fuori, per vedere cosa succede.

Suona la chitarra.

Gli piace il cinema e sorridere.

Questo è il suo primo libro.

Il libro

È un posto tranquillo Ligonchio, Comune di Ventasso, Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano, da un paio d’anni anche Riserva Mondiale Uomo e Biosfera UNESCO. È un paese stretto dalle gole di montagne senza tempo, con il torrente Ozola che sfrigola sulle rocce, un Passo che segna il confine tra Appennino Reggiano e Garfagnana, teatro nei tempi andati di liti e conflitti tra il clan degli Aligonti e le popolazioni liguri dell’altro versante.

A Ligonchio c’è gente che gioca a carte tutto il giorno al bar, vecchi che aspettano i rospi sulle soglie di casa, studiosi di insetti, bande di cacciatori di cinghiali, chi cerca varchi dimensionali per fuggire su marte, chi fa il dj e il manager di gruppi fantasma, chi trova un disco volante nel proprio orto. Chi guarda tutto il giorno tra i viluppi di rovi, alberi e vitalba, per capire cosa c’è, in fondo a un bocàro.

Poi un sacco di persone iniziano a sparire. Non si sa dove e forse neanche quando. Qualcuno ritorna e nessuno se l’aspettava. Qualcuno ritorna ma poi sparisce di nuovo, perché, come scrive il suo autore “Siamo ancora vivi, perché siamo deriva. Siamo ancora qua perché siamo tradizione, e la tradizione è rivoluzione permanente”.

Le pecore si contano a maggio, tra la sua sfrantumatezza, da frontiera, colonizzazione e deriva, solchi entro i quali da secoli agonizza la vita di crinale. È una riflessione sul tempo, singulto schizofrenico che irrequieta la vita di paese, è intrigo vegetale di bande criminali, sono sparizioni e morte forzate, creature antennute ed esistenze spappolate, di gente sempre vinta e sempre ribelle.

Le pecore si contano a maggio alla fine è proprio un bocàro.

Ma alla fine, che cos’è un bocàro?

 

L’autore

Silvano Scaruffi scrive e vive a Ligonchio, Comune di Ventasso, Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano, Riserva mondiale Uomo e Bisofera UNESCO, e altre sigle e acronimi esiziali. Con le edizioni Abao Aqu ha pubblicato nel 2013 il romanzo-mondo Un problema di creature mannare a Ligonchio, con le illustrazioni di Mauro Moretti e Gli alieni non hanno le antenne, Scrive da almeno vent’anni.

Il libro:

Bala è un poeta guerriero che combatte la sua guerra reale ed esistenziale nella fortezza di Kruja, assediata da Maometto II alla conquista dell’Albania e dei Balcani. È una guerra che in varie fasi dura più di trent’anni e, in gioco, è il destino dell’Occidente. Le vicende narrate riguardano gli anni che vanno dal 1466 alla morte di Giorgio Castriota Scanderbeg, il 17 gennaio 1468. Segue l’esilio degli scampati arbëreshe nel loro viaggio verso l’Italia.

È un romanzo di ampio respiro, in cui a narrare e giudicare gli eventi è Bala in prima persona, ormai vecchio; ed è strutturato in cinque parti: La Fortezza; Il poeta de’ Dara; La fine del tempo grande; E fu l’esilio; Al confine del nulla.

Vuole essere una riflessione sulla guerra, sulla vita, sui contrasti fra popoli e religioni, sull’importanza delle culture migranti, sull’amore e sulla poesia. Ed è anche una storia d’amore che si conclude per non finire, lasciando una scia di sé, un alone come di una cometa che vaga per l’universo e semina la vita. È un romanzo per esigenti lettori e presenta diversi livelli di lettura, ma nello stesso tempo vuol essere anche popolare, un’epopea fra leggenda e storia, in un tempo immaginario, per raccontare i giorni nostri.

 

L’autore

Giuseppe De Santis è nato a Portocannone (CB), una comunità arbëreshe del Molise. Oggi vive a Bosco Mesola (FE) ed è docente di Materie Letterarie nel Polo Tecnico di Adria (RO). È stato tra i fondatori ed ha diretto Quadernetto, unico esempio di una rivista nata in una scuola secondaria superiore, che ha potuto usufruire del contributo di collaboratori del calibro di: Antonia Arslan, Carmine Abate, Fernando Bandini, Guido Conti, Nando dalla Chiesa, Erri De Luca, Franco Loi, Giovanni Lugaresi, Loriano Macchiavelli, Giuseppe Marchetti, Moni Ovadia, Roberto Piumini, Franco Marcovaldi, Silvio Ramat, Mario Rigoni Stern e tantissimi altri. In questa rivista ha pubblicato diversi saggi critici su Giacomo Leopardi e varia letteratura, ed ha commentato alcuni canti della Commedia. È presidente dell’Associazione LiberEventi che organizza eventi culturali nel Delta del Po ed edita anche libri col marchio Abao Aqu edizioni, cosa che gli è valsa un articolo a firma di Nando Dalla Chiesa su Il fatto quotidiano. Nel tempo libero, insieme alla sua band si diverte a suonare, cantare e recitare, in spettacoli di alto profilo e d’impegno civile. Ha esordito con Il segreto, Bastogi, 1999. Di qualche anno fa, è il suo secondo romanzo, Il cacciatore di talpe, Abao Aqu, 2007, che ha trovato un buon riscontro di lettori e critica. Ha infine pubblicato, Il fiore di Brueghel, Abao Aqu, 2011, e il raccontino Il piantatore di melograni, Abao Aqu, 2014.

Il libro:

PENSIERI (in) CONTRO (al) TEMPO è una breve raccolta di poesie che descrive un percorso di vita, partendo dall’esperienza del dolore e del senso di vuoto, dall’incapacità di “farsi ascoltare”, per arrivare alla graduale ri-scoperta di sé e del proprio valore, anche attraverso uno sguardo attento alle piccole meraviglie che la natura, il mondo stesso e gli affetti sanno offrire.Si può considerare un piccolo inno alla speranza, al non arrendersi davanti alla sofferenza, al sapersi rialzare con gioia ogni mattina, come il girasole.Questo cammino, dal buio dell’indecifrabile alla luce delle piccole-grandi verità, evidenziato nella suddivisione dell’opera in due parti, ha il tempo come filo conduttore: il tempo imposto, impalpabile, prevedibile, che la società “liquida” e consuma nella sua fuga verso il vuoto; e il tempo cercato, bizzarro, imprevedibile che si vive ed è vissuto senza paura, con somma meraviglia e una buona dose di incoscienza nella sua immensa semplicità. Insomma è la voce del tempo nella sua corsa verso il nulla con la vita che non è mai “ciò che pensi, che sogni, che chiedi”. “Sii, sii e ancora sii... / come un fiore rosso che si apre al mondo”.

Impreziosiscono il volume, nove opere a colori dell’artista italo-greca Rebecca Markaris, cartografie dell’invisibile eternamente sospese tra figura e astrazione, quasi un controcanto al discorso filosofico e poetico dell’autore.

 

L’autrice

Valentina Sassi, di Reggio Emilia, insegna Lingua e Lettertura Inglese presso le scuole medie e superiori. Le sue radici la riconducono all’Appennino nel territorio di Sologno, a Villa Minozzo, dove fa ritorno a ogni estate, presso la casa di famiglia. È al suo esordio poetico. 

:Il libro 

Il 2 maggio 1943 sulle montagne del Montenegro perde la vita, con molti altri soldati, un giovane ufficiale dell’esercito italiano, già sopravvissuto alla guerra in Grecia. Un episodio dimenticato, perso tra le pieghe di una storia più grande, l’occupazione militare dei Balcani, a sua volta rimossa.

Settant’anni dopo, un uomo, guardando la medaglia d’argento assegnata a quell’ufficiale, che era il padre di suo padre, si accorge di non avere mai saputo chi fosse, e decide di ricostruire la sua vicenda.

Guardando le foto di famiglia e ricercando tra la carte d’archivio, nasce l’idea di fare un viaggio solitario per vedere i luoghi di quegli avvenimenti e scoprire se conservino ancora qualche traccia di memoria.

 

L’autore

Giornalista e scrittore, nato nel 1971, lavora all’Istituto per i beni culturali della Regione Emilia Romagna dal 1997. A lungo caporedattore della rivista “IBC. Informazioni, commenti, inchieste sui beni culturali”, diretta dall’italianista e critico letterario Ezio Raimondi, ha contribuito alla cura di quattro volumi che spaziano da Federico Fellini, a Ettore Guatelli. Nel 2010 ha vinto il premio Navile-Città di Bologna con Il vicino, un racconto illustrato dalle fotografie di Marco Pizzoli. Nel 2012 insieme al fotografo Matteo Sauli, ha pubblicato il libro tascabile Al bordo della strada. Diario di viaggio sulla statale 9 – Via Emilia.

www.vittorioferorelli.com

Il libro:

La storia di un paese che rinasce a partire dalle storie dei suoi abitanti, quelli di ieri, di oggi e quelli di domani. Situazioni e personaggi che sono persone autentiche, filtrate dallo specchio della memoria e dell'immaginazione, fatti di vita quotidiana che diventano sogni possibili, condivisione di un cammino, costruzione di un progetto di sviluppo di comunità: perché come scriveva Pavese “un paese ci vuole”.

Si tratta di un esordio nella narrativa di una figura molto nota in montagna e non solo, per il suo lavoro nel mondo cooperativo e per lo sviluppo delle comunità: Giovanni Teneggi ha scritto questo racconto con testa mani e soprattutto cuore.

L’autore

Giovanni Teneggi è nato a Rosano, frazione di Vetto, da papà Afro e mamma Luciana. lì innanzitutto battezzato, poi cresciuto con Stefano dalla sua famiglia. Dalla scuola del paese, dai suoi anziani e dagli animali di aie e boschi nei dintorni. A Castelnovo ne' Monti ha frequentato l'Istituto Cattaneo diplomandosi geometra, ma non solo, grazie a insegnanti di tecnica e di vita.  Qui ora abita con Claudia, i loro quattro figli e la Pietra di Bismantova. Dopo la laurea in Giurisprudenza si è occupato di formazione e consulenza aziendale. Ora e da molti anni lavora per lo sviluppo delle cooperative e delle comunità.

Giovanni Teneggi, E le montagne si inchinarono a guardare

ISBN 978‑88‑99044-11-4

Collana: Il calderone

I quaderni, n.1

Con fotografie di James Bragazzi e uno scritto di Emanuele Ferrari

Uscita: giugno 2016

48 pagine

10 €

Per contemplare il paesaggio più meraviglioso del mondo bisogna arrivare all’ultimo piano della Torre della Vittoria, a Chitor. C’è là un terrazza circolare che permette di dominare tutto l’orizzonte. Una scala a chiocciola porta alla terrazza, ma solo s’arrischia a salire chi non crede nella favola, la quale dice così:

Sulla scala della Torre della Vittoria abita dal principio dei tempi l’Abao Aqu, sensibile ai valori delle anime umane. Vive in stato letargico, sul primo gradino, e solo fruisce di vita cosciente quando qualcuno sale la scala. La vibrazione della persona che s’avvicina gl’infonde la vita, e una luce interiore s’insinua in lui. Nello stesso tempo, il suo corpo e la sua pelle quasi traslucida cominciano a muoversi. Quando qualcuno s’avvia per la scala, l’Abao Aqu si mette quasi ai calcagni del visitatore e sale afferrandosi all’orlo dei gradini, scavati e consunti dai piedi di generazioni di pellegrini. A ogni gradino il suo colore s’intensifica, la sua forma si perfeziona, e la luce che irraggia si fa ogni volta più brillante. Testimone della sua sensibilità è il fatto che raggiunge l’ultimo gradino, e la sua forma perfetta, solo quando chi sale è un essere evoluto spiritualmente. Altrimenti resta come paralizzato prima di arrivare, col suo corpo incompleto, il suo colore indefinito, la sua luce vacillante. L’Abao Aqu soffre quando non può formarsi interamente, e il suo lamento è un rumore appena percettibile, simile al fruscio della seta. Ma quando l’uomo o la donna che lo resuscitano sono pieni di purezza, allora può giungere all’ultimo scalino, ormai completamente formato e irradiando una viva luce azzurra. Il suo ritorno alla vita è molto breve, poiché, andando via il pellegrino, l’Abao Aqu rotola e cade fino al gradino iniziale, dove ormai spento e simile a una lamina dai contorni vaghi, aspetta il visitatore successivo. Si può vederlo bene solo quando arriva a metà della scala, dove i prolungamenti del suo corpo, che in guisa di piccole braccia l’aiutano a salire, si definiscono con chiarezza. C’è chi dice che guarda con tutto il corpo, e che al tatto ricorda la pelle della pesca.

Nel corso dei secoli, l’Abao Aqu è giunto una sola volta alla perfezione. Il capitano Burton registra la leggenda dell’Abao Aqu in una delle note alla sua traduzione delle Mille e una notte.

 

 

Jorge Luis Borges, Manuale di zoologia fantastica, Giulio Einaudi editore, Torino, 1984, pp. 16-17

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